RACCOLTA DI FATTI DI CRONACA I PIU' RECENTI IN FONDO ALLA PAGINA
Dal TG3 giorno
Da Repubblica.it del 19 settembre 2009
Ancora un atto intimidatorio al "Qube" che ospita gli eventi organizzati da Muccassassina Si tratta dell'ennesimo episodio di intolleranza omosessuale nella Capitale Nuovo gesto omofobo a Roma Attacco incendiario contro locale gay La condanna del sindaco Alemanno: "Stessa mano di attentati precedenti". Circolo Mario Mieli: "Evitare allarmismi"
ROMA - Ancora un episodio di violenza contro la comunità omosessuale a Roma. Un attacco incendiario è avvenuto poco prima delle sette di questa mattina contro la discoteca Qube, nella zona di Portonaccio, noto locale gay della Capitale, senza provocare feriti. Non si è trattato del lancio di una molotov, come si è creduto in un primo momento: i carabinieri hanno accertato che la benzina andata a fuoco che ha annerito il portone del locale è stata versata da una bottiglia da un litro e mezzo e non lanciata, come era stata avanzato in una prima ipotesi.
In base ai rilievi e alle indicazioni di un testimone che ha avvertito il 112 sarebbero state due le persone che, con il volto coperto dai caschi, hanno dato fuoco al liquido infiammabile versato davanti al locale. I carabinieri accanto alla bottiglia vuota rimasta per terra hanno anche trovato un sasso piuttosto grande e alcune lesioni sul vetro all'ingresso del Qube. Questo farebbe ipotizzare che probabilmente i due hanno prima tentato di sfondare il vetro cercando di versare il liquido infiammabile all'interno del locale. Ma questa ipotesi deve essere ancora suffragata da ulteriori accertamenti.
"Probabilmente c'è la stessa mano degli attentati precedenti" ha commentato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, esprimendo la sua "totale condanna per il nuovo attentato contro un locale frequentato da persone omosessuali". "Mentre attendiamo l'esito delle indagini - ha sottolineato - è assolutamente necessario un forte coinvolgimento di tutte le istituzioni contro qualsiasi forma di discriminazione razzista e omofoba. Per questo dobbiamo impegnarci affinché la fiaccolata in programma a Roma per il 24 settembre trovi larghissima partecipazione di tutte le forze politiche e sociali della nostra città".
"Se c'è un attacco e un aumento della violenza contro la comunità omosessuale credo che tutti, la società civile e la politica, devono fare muro perché è intollerabile qualunque forma di discriminazione" ha detto il ministro delle Politiche giovanili, Giorgia Meloni, commmentando la notizia del nuovo attacco a margine del Forum dei Giovani Imprenditori di Confcommercio. "Sono disponibile - ha aggiunto - a fare la mia parte".
Secondo il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli "mancherebbero i presupposti perché si possa parlare di attacco omofobo, diretto contro la comunità glbt e uno dei suoi locali simbolo". "Pur non sottovalutando il preoccupante gesto" si legge in una nota, "si invita quindi alla massima prudenza anche i media, per evitare allarmismi all'interno di una comunità già sotto pressione per gli eventi che si sono ripetuti a Roma e in altre città italiane negli ultimi mesi".
"Se gli inquirenti confermeranno la matrice omofoba" dichiara, in una nota, il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, "si tratterebbe dell'ennesimo tentativo di intimidazione verso le persone lesbiche, gay e trans. Colpire i luoghi di ritrovo a cui la nostra comunità fa riferimento vuol dire lanciare un messaggio di intolleranza e violenza ben preciso. Questa strategia della tensione non ci fa paura: rispondiamo con la forza della nostra presenza in città, con la grande fiaccolata cittadina del 24 settembre e con la manifestazione unitaria 'Uguali' che si terrà nella Capitale il 10 ottobre".
La discoteca Qube era già stata obbiettivo di un'altra intimidazione nel corso dell'estate, da quando è iniziata una escalation di violenze e aggressioni che hanno colpito la comunità omosessuale in Italia e nella Capitale. Solo a Roma dal 19 agosto scorso sono stati numerosi gli episodi di intolleranza omofoba, espressa con aggressioni a ragazzi gay o atti intimidatori verso luoghi e locali frequentati dalle comunità omosessuali, come appunto il Qube - sede storica della serata Muccassassina, la più importante festa gay, lesbica e transessuale della Capitale che riprenderà dal 9 ottobre prossimo - che a fine agosto è stata presa di mira da ignoti che hanno rotto i vetri dell'entrata e appiccato il fuoco all'interno del locale.
Nuovo episodio di intolleranza nella capitale. Una delle vittime colpita alla testa e all'inguine. Tutti giovanissimi i sei aggressori Roma, coppia gay aggredita in centro "Ci insultavano urlando slogan fascisti" Alemanno condanna l'episodio, il Pd lo attacca accusandolo di reticenza "Dovrebbe sottolineare anche la matrice politica, da Svastichella a oggi"
ROMA - Ancora un episodio di violenza di carattere omofobo, ancora una volta nella capitale: una coppia gay è stata aggredita questo pomeriggio, nei pressi di via del Corso. I due sono stati avvicinati da sei giovanissimi, a bordo di 3 scooter. Il più giovane delle vittime dell'assalto - Francesco, 25 anni - è stato colpito con il casco alla testa e all'inguine.
A raccontare l'accaduto è Massimo Fusillo, compagno di Francesco e presidente di un'associazione di orientamento Gay "Leather Club Roma". "Eravamo appena usciti da Palazzo Venezia - ha riferito - dopo aver visitato la mostra l'intenzione era quella di andare a pranzare in un ristorante al Pantheon. Ci siamo incamminati lungo via del Corso e abbiamo deciso di tagliare per una delle stradine laterali quando siamo stati avvicinati da 6 ragazzi in motorino: erano giovanissimi, forse dai 16 ai 18 anni".
Secondo il racconto di Fusillo, probabilmente ad attirare l'attenzione degli aggressori è stato l'abbigliamento della coppia, con vapi in stile Skinhead sharp (l'acronimo di skinhead against racial prejudice, ovvero contro il pregiudizio razziale), tra cui anche i classici lacci delle scarpe gialli. "Forse - ha spiegato - hanno visto il nostro modo di vestire come un affronto o forse hanno solo capito che siamo una coppia gay, anche se in quel momento non ci stavamo scambiando effusioni".
"Ci hanno avvicinato - ha continuato - erano alle nostre spalle, ci hanno fatto il saluto romano ma noi non abbiamo risposto, poi ci hanno più volte gridato 'camerati'. Io ho cominciato a correre verso via del Corso pensando che anche il mio compagno lo stesse facendo ed invece è rimasto indietro. Il tempo di accorgermene e lo avevano già aggredito. 'Io non sono fascista' ha gridato Francesco mentre i suoi aggressori fuggivano in sella agli scooter diretti verso piazza Venezia. 'Appunto, lo siamo noi', hanno risposto".
Un episodio per il quale il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo ha espresso "sconcerto e rabbia: a colpirci è l'età dei giovanissimi aggressori, e anche il fatto che l'aggressione sia avvenuta a poche ore dalla manifestazione Uguali, che ieri ha portato a Roma migliaia di persone per rivendicare pari diritti per le persone lesbiche, gay e trans".
Ma solidarietà è giunta anche dal mondo della politica e delle istituzioni locali. Col Pd che ha accusato di "omissioni" il sindaco. Gianni Alemanno ha dichiarato infatti che "quello che è successo è inaccettabile e intollerabile, soprattutto per la giovanissima età degli aggressori". Provocando una dura replica del segretario Pd del Lazio, Roberto Morassut: "Episodio gravissimo, soprattutto se venisse confermata la matrice fascista degli aggressori. Ora Alemanno ci risparmi le solite generiche frasi sugli idioti e condanni fermamente non solo l'episodio, ma la sua matrice politica, perchè non può essere un caso che, da Svastichella in poi, certe violenze vedano coinvolti sempre personaggi vicini all'estrema destra".
Per il resto, il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha definito quanto accaduto "un atto legato al fanatismo, di chi non capisce nulla della vita". E il governatore Piero Marrazzo ha sottolineato come l'episodio dia "il segno dell'enorme vuoto di prospettive che avvolge le giovani generazioni". Infine la Cgil, che attraverso il suo segretario di Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, ha proposto di "convocare gli stati generali contro l'omofobia".
Il professore campano: "Ero in metropolitana. Mi hanno puntato un coltello ai genitali" L'Arcigay denuncia: "Operata alla testa una transessuale picchiato all'Eur" Napoli, docente gay aggredito E a Roma investita transgender
NAPOLI - Un professore gay aggredito a Napoli e una transgender investita a Roma. Mentre in Parlamento infuria la polemica sulla futura legge contro l'omofobia, si ripetono nuovi episodi di intolleranza. Insultati, picchiati, minacciati con il coltello. Colpevoli solo di essere gay.
A Napoli è toccato ad un giovane docente napoletano omosessuale. Ha denunciato di essere stato aggredito da tre teste rasate nella metropolitana di Napoli. Stava tornando a casa dal lavoro. Aspettava il treno seduto su una pachina nella stazione deserta di "Quattro giornate". Erano le sei del pomeriggio.
"Mi avvicinano in tre", ricorda ancora spaventato il professore. "Avevano la testa rasata e un bomber verde tutti e tre. Con un coltello, forse un cacciavite, non so cosa fosse ma era appuntito, mi hanno costretto ad alzarsi e mi hanno spinto contro il muro. Poi quello che aveva l'arma, mi ha messo una mano sul collo come per strozzarmi e si è divertito a insultrmi. Sei un ricchione, un putrido mi diceva e intanto sentivo che puntava il coltello sotto i genitali. Non urlare sennò sei morto, mi minacciava. Ero terrorizzato. Sono stato zitto e quelli, dopo essersi divertiti, se ne sono andati".
E a Roma, dopo l'accoltellamento davanti al Gay Village e gli attentati incendiari ai locali per omosessuali, la denuncia di un'altra aggressione: due uomini a bordo di un'auto hanno inseguito e investito una transgender. "Questa mattina - scrive Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay di Roma - ci è stato segnalato un episodio di violenza all'Eur ai danni di una persona transgender che adesso è ricoverata in ospedale dove ha subito un intervento alla testa". Una testimone straniera ha assistito alla scena: "L'avevano presa di mira", ricorda. "L'hanno inseguita con l'auto: c'erano due uomini a bordo. Ho visto bene. E lei è scappata ma quando si è voltata, l'hanno investita. E' caduta e ha battuto la testa".
"Colpiti con una mazza da baseball perché siamo gay" Parla uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca "Alibi" a Testaccio di Anna Maria Liguori «È arrivato di colpo con la sua auto. Ha frenato, è sceso ed è corso verso di noi. Aveva una mazza di baseball. Ha colpito a raffica. Un colpo di taglio in testa al mio amico brasiliano, uno l´ho preso io sul braccio, una botta sulla spalla di un altro. Allora siamo scappati». Ha avuto paura il diciannovenne gay, uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca "Alibi" a Testaccio.
Perché credi vi abbia colpito? «Ci ha colpiti con odio, è tutto quello che posso dire. Il giovedì sera all´Alibi c´è una serata che si chiama "Gloss", è un giorno misto, ci siamo noi gay ma anche tanti ragazzi etero. Alcuni di loro all´uscita ci hanno decisamente provocati. Noi abbiamo reagito ed è scoppiata una rissa. Sembrava tutto finito quando è arrivato quel tizio che non avevamo mai visto prima».
Forse un amico dei ragazzi che vi hanno provocato? «Forse sì perché è venuto direttamente da noi. Io ero con due miei amici brasiliani, che fanno i ballerini, entrambi ventenni, ed un altro amico della mia età. Si vede chiaramente che siamo gay. Non credo che volesse picchiare qualcun altro».
Siete scappati subito? «Un ballerino aveva già preso il taxi perché era molto spaventato dopo la rissa. Eravamo in tre quando è arrivato quel tizio. Io e un altro ci siamo rifugiati in un bar, l´altro ballerino aveva la testa che gli sanguinava ma abbiano visto subito che la ferita non era grave. Ma il tizio con la mazza ci ha inseguiti, solo che nel bar non l´hanno fatto entrare».
Vi ha aiutati qualcuno dunque... «Proprio aiutati non direi. Soprattutto durante la rissa e dopo quando è arrivato quel pazzo nessuno ha mosso un dito. La cosa sconcertante è che sono rimasti fermi anche gli addetti alla sicurezza, mentre ci picchiava non sono intervenuti non dico per difenderci ma almeno per fermarlo».
Chi è stato ferito di più? «Uno dei ballerini brasiliani, quello che ha avuto la botta in testa. Ma nessuno di noi è andato in ospedale, non stavamo malissimo fisicamente, ci è andata bene se ci dava un colpo alla tempia ci potevamo rimanere. Lo spavento è però stato grande».
sabato 17 ottobre 2009 Canicattì: minacciati di morte gli studenti gay, "ritirate la denuncia o vi uccidiamo" di Claudia Brunetto
Vincenzo e Calogero sono due ragazzi agrigentini di sedici anni. Frequentano l´istituto superiore di moda di Canicattì.
Loro, amici d´infanzia, sono gli unici ragazzi in una scuola tutta al femminile. Entrambi omosessuali. Una vita divisa fra famiglia, studio, amici e passioni artistiche.
Fino a qualche giorno fa quando all´uscita dalla scuola, due coetanei li hanno aggrediti alle spalle, picchiati e derisi gridando a gran voce «brutti froci».
Calogero è ancora ricoverato all´ospedale perché le percosse gli hanno procurato una lesione al timpano. Vincenzo, invece, porta il collarino rigido, ha una forte emicrania e deve stare a riposo.
I due ragazzi hanno denunciato l´aggressione ai carabinieri. Ma fino a ieri sono stati minacciati: «Se non ritirate subito la denuncia – ha ripetuto più volte una voce anonima al telefono – la prossima volta che vi becchiamo a scuola vi lasciamo a terra morti».
Vincenzo, cosa significa vivere nella paura a sedici anni? «Significa che una cosa sacra per me come la scuola è seriamente compromessa. Al pensiero di tornare in classe ho molta paura. Una volta sceso dal pullman che da Agrigento mi porta a Canicattì, infatti, devo percorrere un chilometro a piedi e non so cosa può succedermi intanto. Anche i miei genitori sono preoccupati. Se i carabinieri non fanno qualcosa per tutelarmi non so se continuerò ad andare in quella scuola. Al momento non mi sento protetto. La mentalità di Canicattì poi è molto provinciale, basta dire che nella scuola dove vado io, i maschi non si iscrivono, perché temono di essere considerati gay. Come fosse un´offesa appunto».
La cosa più importante è avere denunciato l´aggressione in un momento in cui si respira un pesante clima di omofobia in tutta Italia… «Sì, anche se il rischio è di essere ancora di più nel mirino. Ma era nostro dovere farlo, sapevamo a cosa andavamo incontro. Il clima di ostilità verso gli omosessuali è palpabile, lo viviamo ogni giorno attorno a noi, anche se mi sono sempre fatto una grande risata di fronte alle battutine spiacevoli e alle derisioni della gente».
Dopo l´aggressione cosa è cambiato? «Sono molto scosso e abbattuto psicologicamente. In famiglia per fortuna vivo serenamente. I miei hanno anche conosciuto il ragazzo con cui sto da qualche mese. E devo dire che a scuola sono benvoluto da compagni e professori. Questa cosa è stata un fulmine a ciel sereno che ha turbato la mia vita e ha iniziato a farmi vedere le cose con altri occhi. Il mio sogno è diventare uno stilista, anche se amo molto la danza moderna e contemporanea che studio da dodici anni. Spero che le cose saranno diverse per quel tempo. E che questa società smetta al più presto di considerare l´omosessualità come una malattia».
TORINO. OMOFOBIA, AGGRESSIONE AL RISTORANTE Una testata al collega gay: "Sei solo un frocio, qui l´unico uomo sono io" La denuncia pubblica nel corso del presidio di ieri pomeriggio in piazza Castello
Secondo Benedino, del Pd, l´episodio va collegato al voto che ha bocciato la legge Concia
di SARA STRIPPOLI
«Sei solo un frocio-finocchio». «Qui bisognerebbe lavorare, non come fa qualcuno qui dentro che si guadagna da vivere facendo la prostituta». «Avevo chiesto di poter stare in cucina senza donne, ma alla fine mi sono trovato con sole donne». Ieri, durante il corteo del Torino Pride convocato per protestare contro la bocciatura della legge contro l´omofobia, Alessandro, un ragazzo gay di 35 anni che sfoggiava un vistoso cerotto sul naso, ha preso il microfono e ha elencato tutti gli insulti ricevuti negli ultimi giorni. Ai partecipanti alla manifestazione ha raccontato che chi lo ha mobbizzato, apostrofandolo con ogni tipo di insulti, è il cuoco del ristorante dove lavora da agosto. Un crescendo di violenza verbale, cominciato per gradi, che è diventato più grave nell´ultima settimana ed è finito venerdì sera con un´aggressione fisica, una testata che gli ha procurato la frattura del naso e una prognosi di quindici giorni. Un´aggressione accompagnata da insulti: «Sei solo un frocio, queste questioni dovrebbero essere risolte fra uomini e qui di uomo ci sono solo io». E per i titolari del ristoranti un aut-aut: «Scegliete. O me, o lui».
Venerdì sera, di fronte a testimoni - i due titolari del ristorante e una collega che lavora con lui in cucina - la vittima ha chiamato i carabinieri prima di essere accompagnato dagli amici al pronto soccorso. Nei prossimi giorni presenterà una denuncia dopo aver consultato l´avvocato della rete Glbt, gay lesbian, bisexual e transgender. Racconta: «Questo collega è un personaggio senza dubbio difficile e problematico, che tende ad usare un linguaggio verbale discutibile con tutti. Nell´ultima settimana, però, la sua aggressività è diventata intollerabile e si è diretta in particolare contro di me e la mia omosessualità. Quando venerdì sera sono uscito dal ristorante per segnalare ai titolari che la situazione stava degenerando, si è precipitato fuori anche lui e ha cominciato a urlare contro tutti. Ha detto che i titolari avrebbero dovuto lasciarmi a casa e, di fronte alla calma con la quale l´ho affrontato, ricordandogli che non poteva essere lui a decidere, mi si è avvicinato e mi ha rotto l´osso nasale con una testata».
Un caso o un segnale che la discussione sulla legge contro l´omofobia sta rafforzando gli atteggiamenti di violenza? Andrea Benedino, del tavolo Glbt del Pd, è convinto che l´episodio che ha coinvolto Alessandro non sia un caso e debba essere contestualizzato in un clima sociale che fa seguito al voto del Parlamento dell´altro giorno: «Una legittimazione di fatto delle aggressioni, che puntualmente si sono verificate in questi ultimi giorni, in diverse città italiane».
ROMA TRENTENNE AGGREDITO VENERDÌ NOTTE DA TRE GIOVANI CHE LO CREDEVANO OMOSESSUALE Picchiato perché ritenuto gay Alemanno: episodio allucinante OstiaIl ragazzo ha il naso e una costola rotta. Condanna bipartisan
Pietro Giovannini
«Bisogna dare una risposta repressiva ma anche insistere molto con il lavoro nelle periferie». È questa la reazione del sindaco Gianni Alemanno dal campo di concentramento di Auschwitz (dove si trova in visita con oltre 200 ragazzi per il «Viaggio della memoria») sull'aggressione contro un trentenne, ritenuto dagli aguzzini omosessuale, avvenuta venerdì notte a Ostia.
«Ho sentito il questore che mi ha spiegato - ha detto il sindaco - la dinamica di questa aggressione che è stata molto violenta. Si tratta indubbiamente di una vicenda preoccupante, basata su fatti assolutamente allucinanti, come quello di identificare un modo di vestire con un comportamento. Purtroppo nelle nostre città e nelle nostre periferie - ha aggiunto Alemanno - esistono gruppetti di ragazzi emarginati che pensano di affermare se stessi in questa maniera».
Il giovane è stato aggredito venerdì notte nei pressi della stazione Lido nord, tra via dei Romagnoli e via dei Promontori, da tre ragazzi, che, dopo avergli gridato «Frocio comunista», lo hanno preso alle spalle, scaraventandolo a terra e prendendolo a calci, fratturandogli il setto nasale e una costola.
Il giovane - che non è affatto gay - ha denunciato l'accaduto agli agenti del Commissariato Lido e poi è stato portato all'ospedale Grassi. Sul fatto indaga la polizia.
L'ennesimo episodio di intolleranza ha suscitato sdegno bipartisan. Si tratta del settimo episodio di omofobia in due mesi. L'Arcigay va giù duro: «È orrendo. Un assurdo episodio di intolleranza. Un uomo, inseguito, quasi braccato e poi picchiato selvaggiamente nel cuore della notte. L'abbigliamento della vittima ha fatto pensare ai suoi aggressori che fosse gay e questo è bastato a scatenarli. Dobbiamo tutti domandarci come è stato possibile arrivare a questo punto. Roma non ne può più, servono iniziative educative e di formazione, a cominciare dalle scuole», ha commentato il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo.
Il coordinatore nazionale della Fgci, Flavio Arzarello, ha chiesto invece a Maroni «una circolare ad hoc a tutte le strutture periferiche della polizia di Stato, impegnate all'ordine e alla sicurezza sul nostro territorio, per fare piena luce su questi episodi, impedire il ripetersi di tali reati e bloccare l'espandersi di questi atti di omofobia».
Condanna unanime dal Consiglio comunale. Il presidente dell'Aula Marco Pomarici ha asicurato: «Daremo voce all'aggredito. L'episodio di Ostia lascia interdetti per la brutalità e la gratuità della vergognosa aggressione. Le ultime generazioni di giovani e giovanissimi sono certamente tra le peggiori in quanto a comportamenti spesso delinquenziali ed è necessario intervenire con la massima durezza. La Presidenza del Consiglio Comunale, da circa un anno, promuove una campagna contro il bullismo che è entrata ed entrerà nelle scuole, avvalendosi di testimonial, psicoterapeuti, spot e materiale informativo, per instillare la cultura del rispetto e della tolleranza. Il prossimo 11, col sindaco Alemanno visiteremo la scuola ebraica parlando di razzismo, intolleranza e antisemitismo. Il ragazzo aggredito e qualunque altra vittima di violenza sarà il benvenuto».
Per il consigliere Udc Alessandro Onorato «l'aggressione di Ostia è l'ennesima dimostrazione che sul tema della tolleranza e della convivenza civile stiamo tornando pericolosamente indietro. Roma sta vivendo un periodo di recrudescenza». Per l'assessore comunale alle Politiche Sociali Sveva Belviso si è invece trattato «di un atto di intolleranza e inciviltà, per la quale ci deve essere una condanna unanime».
Parla il giovane aggredito a Ostia: «Io, picchiato al grido di gay e comunista»
«Pestato per i miei vestiti, non capisco, ora ho paura»
ROMA (27 ottobre) - «Ho paura. Non c’ho dormito. E non riesco a pensare ad altro». A parlare è il ragazzo che nella notte tra venerdì e sabato è stato aggredito a calci e pugni, al grido di “frocio comunista” mentre tornava nella sua casa a Ostia dopo aver assistito a un concerto nella Capitale. Fausto (il nome è di fantasia) ieri ha vissuto un’altra giornata particolare. Nuove visite mediche per capire se deve operarsi per sistemare il setto nasale che gli hanno rotto. Poi è stato riascoltato dagli investigatori del commissariato del Lido. In mezzo le dichiarazioni di solidarietà della comunità gay, la preoccupazione del centrosinistra per l’escalation di episodi intolleranza e, da Auschwitz, anche le parole di condanna del sindaco Gianni Alemanno. Ma Fausto ha trovato lo stesso la forza di parlare. La sua voce è meno impastata del giorno prima ma trema di più. E basta guardarlo per capirlo: le labbra rotte, il volto tumefatto e graffiato, e quegli occhi smarriti di chi per un istante ha creduto di non farcela.
Sono passate più di 48 ore dalla sua aggressione. Adesso, con più calma, che idea si è fatto? «Ma quale calma. Io ancora non ci capisco niente. Non riesco a capire perché quei ragazzi se la siano presa con me. Io stavo camminando per conto mio verso casa. Ed è questa la cosa più sconvolgente. Proprio perché non c’è spiegazione».
E la frase che le hanno urlato “Frocio comunista”? «Non credo mi abbiano aggredito per una motivazione politica. Non sono militante né attivista, non ho tessere di partito, non sono un volto noto e nemmeno indossavo, che ne so, una maglietta con Che Guevara. Sulla questione gay, penso che quei tre possano aver male interpretato il mio abbigliamento: i jeans attillati, la giacca doppiopetto, le scarpe alte e i piercing...».
Ma quella sera lei era andato in un locale dove c’era un concerto nell’ambito di una serata gay? «E cosa centra? Scrivo per una rivista musicale. Ero andato a sentire e recensire l’esibizione romana della band inglese “Micachu and the shapes”. Tutto qui».
Non pensa possano averla seguita all’uscita dal locale? «No, non penso. Anche perché sono tornato con l’autobus notturno. E quando ho percorso il cavalcavia pedonale li ho trovati dall’altra parte».
Ad aggredirla potrebbe essere stato qualcuno che non ha digerito qualche sua recensione? «Lo escludo».
E la questione del saluto romano? «Quando mi hanno visto lo hanno fatto. Io ho proseguito per la mia strada senza dirgli nulla».
Ma durante il pestaggio le hanno detto altro? Le torna in mente qualche particolare? «No. E comunque tutto quello che ricordo l’ho detto alla polizia. Ho piena fiducia negli investigatori. L’unica cosa che mi viene in mente è che poteva andarmi molto peggio».
Come ha fatto a scappare? «Non lo so, sono riuscito a rialzarmi e percorrere quelle poche decine di metri che mi separavano dal piazzale dove c’è il commissariato. E allora lì mi hanno lasciato perdere e sono andati via».
Certo è un po’ strano che abbiano scelto di aggredirla proprio a due passi dalla polizia. «Quella notte io stavo percorrendo via dei Promontori, uno stradone lungo e pieno di palazzi. Loro mi hanno seguito e mi sono saltati addosso nell’unico punto in cui da una parte c’è un edificio scolastico e dall’altra una chiesa. Entrambi a quell’ora deserti».
E’ cambiato qualcosa adesso per lei? «Sì, adesso ho paura».
PUGNI, PIETRE E BASTONATE: AGGREDITI TRE GAY A MILANO
Arcigay Milano ha denunciato due episodi di violenza omofobica, avvenuti alla fine della scorsa settimana in città, frutto del «clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno Milano, tradizionalmente considerata più accogliente nei confronti delle persone omosessuali e trans».
Il presidente di Arcigay Milano, Paolo Ferigo, che ha reso noto i due episodi, ha espresso solidarietà ai tre ragazzi. Secondo quanto riferito dall'associazione, il primo episodio è avvenuto giovedì scorso, quando un ragazzo gay è stato aggredito con pietre e bastoni da due persone che gli hanno provocato la rottura dei legamenti di un ginocchio. Medicato al pronto soccorso il ragazzo è stato dimesso con una prognosi di 21 giorni.
Il secondo episodio risale a sabato scorso, alle 4 del mattino: una coppia di ragazzi usciti da una discoteca vicino a corso Lodi sono stati insultati e picchiati da quattro persone, riportando ecchimosi ed ematomi su varie parti del corpo e, solo ad uno dei due che probabilmente dovrà essere operato, danni ad un occhio. Le prognosi sono di 10 e 30 giorni.
Corso Lodi, agguato nella notte "Picchiati e rapinati perché gay" Due aggressioni in pochi giorni. Arcigay denuncia "il clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno Milano" di Massimo Pisa
Picchiati, insultati perché omosessuali, in un caso rapinati di soldi e portafoglio. Due aggressioni omofobe, denunciate ieri dall´Arcigay milanese, riaccendono il fuoco sotto un braciere già molto caldo. Il caso più recente risale alla notte tra sabato e domenica, intorno alle 4, lungo corso Lodi. «Eravamo in tre - racconta Francesco, 27 anni - io, il mio compagno Elio che ha 37 anni e un amico. Tornavamo da una serata al Tropicana di viale Bligny, camminavamo a piedi verso casa nostra al Corvetto. Ci ha affiancato un´auto, guidatore mulatto e altre tre persone italiane. Hanno abbassato il finestrino e ci hanno detto di tutto: finocchi di m..., fateci un p... Abbiamo provato a scappare»
In due scendono, continua Francesco, saltano addosso a Elio e lo stendono con un pugno. «Sono tornato indietro e mi sono venuti addosso in quattro. Calci e pugni, anche quando stavo già a terra, ancora insulti finché non mi hanno detto: dacci i soldi che ce ne andiamo. Elio gli ha dato 150 euro, il mio portafoglio se lo sono preso. Urlavamo, sanguinanti, senza che nessuno si fermasse. Siamo arrivati a casa distrutti». Ieri la denuncia alla stazione Vigentina dei carabinieri: «Prima non ce l´ho fatta, ho pianto tutto il tempo. Mi hanno detto di calcare sulla rapina - conclude Francesco, dimesso dal Policlinico con 30 giorni di referto per una frattura sopra l´occhio, mentre Elio se l´è cavata con dieci giorni - che secondo loro "è il fatto più grave": non volevo crederci, ho pure litigato».
L´altro episodio risale all´8 ottobre, ore 15, Parco delle rose. «Ero appartato con un ragazzo - spiega Fabio, 36 anni, la vittima - e sono saltati fuori in due, credo rom. "Ti piace il culo? Ora ti facciamo vedere", e mi hanno inseguito. Sono caduto, rialzato, ripreso, infine scappato senza essere rapinato. Ma al Pini mi hanno dato tre settimane di tutore per una lesione al ginocchio. Il 13 ho fatto denuncia alla stazione Romana-Vittoria dei carabinieri». Queste aggressioni, denuncia il presidente di Arcigay Milano Paolo Ferigo, che solidarizza con gli aggrediti, «segnalano il clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno una città come la nostra».
Da gennaio a oggi, elenca Luca Trentini, responsabile nazionale del settore Lotta alla violenza dell´associazione, «registriamo in Italia 8 omicidi, 70 violenze ed aggressioni, 8 estorsioni e 7 atti vandalici. La situazione è ormai fuori controllo». E Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay: «In qualsiasi altro paese civile si sarebbe gridato all´emergenza. In Italia invece il parlamento rifiuta di discutere una qualsiasi legge a nostra tutela». Solidarietà agli aggrediti anche da Pierfrancesco Majorino e Pierfrancesco Maran del Pd: «Ci auguriamo una chiara azione repressiva di forze dell´ordine e magistratura affinché in modo esemplare siano puniti i responsabili di queste orribili azioni».
Ciao a tutti gli amici, scusate lo sfogo ho appena saputo che i ragazzi aggrediti a milano sono amici cari di una persona a me vicina, sono un po' sconcertata e sconfortata, ma cosa bisogna fare per avere dei diritti? Per essere tutelati così come è giusto che sia??? Non riesco proprio a capire, è brutto sentirsi così impotenti sapendo per di più di essere nel giusto, non ho parole.
Ciao a tutti gli amici, scusate lo sfogo ho appena saputo che i ragazzi aggrediti a milano sono amici cari di una persona a me vicina, sono un po' sconcertata e sconfortata, ma cosa bisogna fare per avere dei diritti? Per essere tutelati così come è giusto che sia??? Non riesco proprio a capire, è brutto sentirsi così impotenti sapendo per di più di essere nel giusto, non ho parole.
Cara Sam. Non ti devi scusare affatto, anzi: grazie per il tuo messaggio.
Non hai nulla di cui scusarti perché, vedi il tuo sfogo, il tuo sconforto e il tuo sconcerto, sono il mio sconforto e sconcerto, e aggiungo la mia rabbia. Sono lo sconforto, sconcerto e rabbia di tutti noi. Ed è giusto dargli voce.
La tua domanda è sacrosanta e risuona di continuo nelle nostre teste, nelle nostre riunioni: "che cosa bisogna fare?"
Che cosa possiamo fare se la politica, le istituzioni, coloro che dovrebbero tutelarci (vedi minitro per le pari opportunità) non lo fanno ?
Non ho la risposta in tasca. Però ti posso dire che cosa cerco di fare io giorno per giorno. Ho incominciato da me stesso, dalla mia vita. Ho deciso di non avere più paura di nulla e essere me stesso e non quello che le convenzioni di un perbenismo falso e ipocrita vorrebbero che io fossi. Sono me stesso ed è una bellissima esperienza se penso che sono la stessa persona che una volta aveva paura della propria ombra.
E questo ha cambiato anche le persone che mi stanno attorno, colleghi, amici, vicini di casa. Che hanno imparato a rapportarsi con una realtà che prima conoscevano solo per stereotipi e hanno scoperto che l'omosessuale non è un alieno vizioso o una macchietta stereotipata ma può esserlo il collega, l'amico, il vicino che stimano e rispettano. Io ho imparato dal mio canto che se vuoi il rispetto degli altri devi per primo avere rispetto di te stesso, non negando o nascondendo la tua identità.
Col risultato che alla manifestazione contro l'omofobia di Lecco è venuto a portare il suo sostegno anche un mio collega.
La visibilità è un valore e una lezione per tutti, in primis agli altri omosessuali che non riescono ad essere pienamente liberi di essere se stessi.
Ecco, non è molto,, ma questo è qualcosa che possiamo iniziare a fare. Per potere chiedere diritti bisogna innanzitutto fare sentire che "ci siamo".
Buttato fuori dalla discoteca per avere dato un bacio gay E' successo sabato sera al Birimbao. I gestori: "Nessuna aggressione"
Palermo. Minacce e botte per un bacio tra due gay scambiato in un locale notturno di Palermo. A denunciare una vera e propria aggressione è stato un ventunenne palermitano che si è rivolto alla Questura e all'Arcigay. I fatti sarebbero avvenuti sabato sera alla discoteca Birimbao di via dei Leoni.
Il giovane sarebbe stato colpito alle spalle da un buttafuori e poi minacciato, trascinato in cortile, sbattuto contro un muro e infine buttato fuori dal locale. "Trattato come un delinquente per un bacio come tanti, un bacio e basta, nessuna oscenità", dice il ragazzo.
I gestori del locale si difendono e parlano di "atteggiamenti eccessivi" che avrebbero provocato le lamentele di alcuni clienti. I due, aggiungono, "sono stati richiamati un paio di volte e alla terza sono stati invitati a uscire. Ma non c'è stata alcuna violenza. Nella confusione uno dei ragazzi ha fatto resistenza e il buttafuori lo ha preso per il braccio".
L'Arcigay. «Al minimo si tratta di un abuso rispetto alle leggi che regolano i pubblici esercizi e, se la versione del giovane omosessuale sarà confermata, allora si tratterà di una vera e propria violenta aggressione di cui chiediamo conto non solo ai gestori, ma anche alle autorità preposte». Così Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay.
«In entrambi i casi - aggiunge - sono necessarie le immediate scuse da parte dei proprietari del locale e l'intervento da parte della magistratura nel caso si ravvisassero reati. Se qualcuno pensa di poter ricacciare nella clandestinità la nostra presenza sociale si sbaglia di grosso, e il coraggio di migliaia di giovani gay dimostra che la nostra azione culturale e politica di questi anni sta formando cittadine e cittadini omosessuali forti e consapevoli dei propri diritti».
Inseguito, l'uomo si è nascosto in un Mc Donald's ma è stato raggiunto, picchiato e insultato Si è salvato riuscendo a rifugiarsi nell'ufficio del direttore Gay aggredito da tre giovani in un fast food il pestaggio davanti a diversi testimoni
MILANO - Si era fermato con la sua auto in una zona frequentata da uomini dediti alla prostituzione, e per questo è stato picchiato a sangue da tre ragazzi, tutti italiani di circa 25 anni, vestiti di nero, che lo hanno seguito dentro un Mac Donald's di via Rubicone, lungo la statale Milano-Meda. L'aggressione omofoba è avvenuta verso le 23 di ieri e la vittima, un italiano di 47 anni, ha raccontato alla polizia di aver notato, proprio mentre era fermo al parcheggio che si trova vicino nel piazzale del cimitero di Bruzzano, i tre ragazzi a bordo di una station-wagon.
Il gruppetto ha certo di bloccare la sua auto, accendendo i fari abbaglianti. Spaventato, l'uomo si è allontanato velocemente per trovare rifugio nel Mac Donald's. Pensando che la presenza di altre persone sarebbe bastata a farli desistere, a smettere di seguirlo. L'intento dei tre era chiaro e non si sono fermati, l'hanno comunque raggiunto e picchiato, nonostante diversi testimoni. Lo hanno buttato a terra e riempito di calci e pugni al volto, gridando insulti pesanti, omofobici. L'uomo è riuscito a liberarsi solo entrando nell'ufficio del direttore del fast food. Gli agenti della Questura stanno cercando di risalire all'identità dei componenti della 'spedizione punitiva' anche attraverso le telecamere a circuito chiuso del locale.
Ripartirà domani anche il processo nei confronti di Alessandro Sardelli, detto Svastichella, il pregiudicato 40enne accusato di aver aggredito e ferito gravemente una coppia di ragazzi omosessuali il 22 agosto scorso al gay village dell'Eur, a Roma. Nell'ultima udienza, il 25 novembre scorso, il gup Rosalba Liso aveva accolto la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dalla difesa. Sarà lo psichiatra Francesco Raimondo a valutare la capacità di intendere e volere dell'imputato e la sua pericolosità sociale. Il procedimento si era aperto il 18 novembre scorso con la richiesta da parte del pm Pietro Pollidori di dieci anni di reclusione per i reati di tentato omicidio, lesioni gravi e porto d'arma bianca. Sardelli è in carcere a Regina Coeli dal 25 agosto.
Atto omofobia a Rimini: gay picchiato perchè baciava ragazzo
Roma - Una "grave aggressione omofoba" è accaduta sabato 13 marzo, nella notte, a Rimini, nella discoteca Mon Amour, ai danni di un ragazzo 26enne marocchino residente in Italia. Il ragazzo, che aveva scambiato un bacio con il suo compagno mentre ballavano, è stato avvicinato da un addetto alla sicurezza che lo ha invitato a seguirlo fuori dal locale e, una volta usciti, lo ha insultato con epiteti come "Ricchione di merda" e minacce come "Non farti più vedere perché se no ti faccio male".
A denunciare l'accaduto è Arcigay. Successivamente il buttafuori ha chiamato un collega e insieme hanno colpito ripetutamente il giovane alla testa, al torace e alla mano, provocandogli tra l`altro un trauma cranico lieve. Solo grazie all`intervento di un terzo collega, i due hanno interrotto l`aggressione, lasciando la povera vittima inerme a terra.
La giovane coppia, terrorizzata dall`accaduto, per alcuni giorni si è rifugiata in casa dalla paura, ma è stata determinata a denunciare il fatto alla polizia e a contattare Arcigay per un sostegno. Quando venerdì scorso si sono recati in Questura per la denuncia, "sono stati vittime di una nuova violenza psicologica - spiega l'associazione - in quanto l`agente di polizia gli ha detto 'se avessi baciato una donna non ti sarebbe successo niente' e soprattutto si è rifiutato di scrivere che la causa dell`aggressione è stata un bacio tra due uomini e di definire il fidanzato come compagno, parola sostituita da amico".
"Questa è una storia terribile di omofobia e pregiudizio - dichiara Maura Chiulli, riminese componente della segreteria nazionale Arcigay - da alcuni giorni siamo vicini alla giovane coppia e daremo loro ogni possibile aiuto psicologico e giuridico per restituire giustizia e per proteggerli dopo quello che hanno vissuto".
"L`omofobia si annida in ogni spazio sociale - aggiunge Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay - alla base della cieca violenza in discoteca e del volgare rifiuto della polizia di definire un amore col proprio nome, ci sono la stessa ignoranza e lo stesso pregiudizio nel conoscere l`altro e nel rispettare la dignità di ogni cittadino".
LA DENUNCIA Aggredito gay, schiaffi e insulti su un bus notturno a Trastevere Dura condanna dell'Arcigay. Il ragazzo, 22 anni, aggredito sul mezzo pubblico da un gruppo In precedenza avevano preso di mira un uomo di colore. "Gli altri passeggeri erano indifferenti"
Preso per il collo, schiaffeggiato e insultato a bordo di un autobus notturno nella zona di Trastevere a Roma perchè gay. Tra l'indifferenza di tutti. A fare le spese dell'ennesima aggressione omofoba nella Capitale è stato Mattia, 22 anni, studente e volontario di Arcigay, che si trovava su un bus notturno tra sabato e domenica scorsi. Sono stati in quattro ad aggredirlo, come racconta lui stesso. Mattia ricorda anche che prima di lui i quattro avevano aggredito un uomo di colore. Poi hanno preso di mira lui. "Ho provato a reagire ma sono stato costretto a scendere dal bus - dice - la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata l'indifferenza degli altri passeggeri: nessuno di loro, pur assistendo alla scena, ha detto qualcosa o è intervenuto per fermarli. Io ero seduto e leggevo un libro, poi queste persone, dopo aver preso di mira l'uomo di colore, hanno iniziato a dirmi che facevo schifo perché gay".
Immediata la reazione delle associazioni omosessuali di Roma e del mondo politico. "La nostra città non può permettersi di restare indifferente verso comportamenti di questo tipo - ha detto il presidente di Arcigay, Fabrizio Marrazzo - Alla Regione Lazio chiediamo di riprendere al più presto le campagne antiomofobia di Gay help line 800.713.713 (numero verde antiomofobia e transfobia) e al Comune di Roma di aumentare la diffusione della prossima campagna".
Dello stesso avviso Rossana Praitano, presidente del Circolo Mario Mieli: "La nostra città registra continuamente atti violenti e aggressivi nei confronti di omosessuali e transessuali. Esprimiamo la nostra piena solidarietà al ragazzo per l'aggressione perpetrata ai suoi danni dal solito branco e alla quale nessuno dei presenti sull'autobus ha reagito. E'proprio questo che ci sconforta maggiormente, cioè di come questi atti nei confronti della nostra comunità passino quasi inosservati e sotto silenzio. Ci aspettiamo una precisa presa di posizione dalle Istituzioni".
Dura condanna dell'episodi è stata espressa dal sindaco Gianni Alemanno: "Quanto accaduto è un atto vile e da condannare con la massima fermezza. A nome mio e di tutta l'amministrazione voglio esprimere la mia vicinanza al ragazzo aggredito. Mi auguro che gli autori dell'aggressione vengano individuati al più presto e puniti come meritano". Ribadendo l'impegno della Provincia di Roma contro ogni discriminazione, il presidente Zingaretti ha sottolineato che "questo è l'ennesimo episodio che insulta tutta la nostra comunità".
Tra gli episodi che hanno visto il mondo omosessuale oggetto di aggressioni omofobe si ricordano quello della notte del 19 agosto scorso quando fu picchiato e insultato il cantautore Emilio Rez mentre tornava a casa. Il 22 agosto una coppia di giovani omosessuali fu aggredita all'uscita del Gay Village, rassegna dell'estate romana: uno venne accoltellato e l'altro ferito gravemente con una bottiglia rotta. In manette finì Alessandro Sardelli, 40 anni, detto Svastichella, con l'accusa di tentato omicidio. Il 2 settembre alcuni petardi furono lanciati contro uno dei locali della Gay street romana, vicino al Colosseo. Nella notte dell'8 settembre, su un muro della centrale via Cavour era comparsa una scritta volgare contro il movimento omosessuale".
corriere.it
Giovane gay aggredito su autobus «Insulti omofobi e schiaffi» La denuncia di Arcigay Roma: un ventiduenne preso di mira da un gruppo di ventenni. «Mi dicevano che facevo schifo, passeggeri indifferenti, nessuno mi ha difeso»
ROMA - «Insulti omofobi e schiaffi». Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 aprile un giovane volontario di Arcigay Roma, Mattia C., 22 anni, studente, sarebbe stato insultato e aggredito da un gruppo di 4 ragazzi sui venticinque anni a bordo dell'autobus N8 in zona Trastevere, dove si concentra buona parte della movida romana. Lo denuncia la stessa Arcigay: «Dopo aver provato a replicare, il ragazzo è stato colpito ripetutamente e preso per il collo», si è sottratto alle violenze scendendo dal bus. Secondo Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma, si tratta dell'«ennesimo episodio di omofobia che si verifica nella nostra città». Marrazzo si dice «preoccupato perché assistiamo al moltiplicarsi di questi comportamenti violenti e intimidatori che offendono non soltanto la persona aggredita e la comunità lesbica e gay, ma la libertà di tutti i cittadini».
IL RACCONTO - «La cosa che mi ha colpito maggiormente - afferma Mattia C., pronto apresentare la sua denuncia alla Procura della Repubblica - è l'indifferenza degli altri passeggeri: nessuno di loro, pur assistendo alla scena, ha detto qualcosa o è intervenuto per fermarli. Io ero seduto e leggevo un libro, poi queste persone, dopo aver preso di mira un uomo di colore hanno iniziato a dirmi che facevo schifo perchè gay».
AGGRAVANTE NEGATA - «La nostra città non può permettersi di restare indifferente verso comportamenti di questo tipo - aggiunge il presidente di Arcigay Roma - Purtroppo in Italia non esistono leggi che prevedano un'aggravante nel caso di aggressioni motivate da odio nei confronti di lesbiche, gay e trans». «L'associaizone auspica dunque «che il legislatore affronti la questione per mettere fine a questa diffusa percezione di impunità» e chiede più impegno alle istituzioni «contro ogni forma di discriminazione con iniziative nelle scuole e nella pubblica amministrazione o con campagne di comunicazione e sensibilizzazione».
HELP LINE - Arcigay Roma chiede ora l'intervento della Regione Lazio, dove Renata Polverini ha appena iniziato il suo lavoro di presidente - per riprendere al più presto le campagne antiomofobia di Gay Help Line 800713713 (numero verde antiomofobia e transfobia) - e del Comune di Roma, per aumentare la diffusione della prossima campagna. La maggior parte delle vittime, infatti non denuncia gli episodi per paura delle conseguenza in famiglia o nel lavoro: il nostro servizio cerca di dare quel supporto legale e psicologico che dia loro la forza di denunciare». Anche il Circolo Mario Mieli si unito nella condanna dell'episodio. Imma Battaglia, presidente Dì Gay Project, sollecita un incontro tra amministrazione e associazioni. «Credo che sia urgente che in vista della giornata anti-omofobia del 17 maggio il sindaco di Roma Gianni Alemanno incontri tutte le associazioni per riprendere quel confronto che aveva messo sul tavolo l'istituzione a Roma di un Osservatorio e le altre campagne».
SOLIDARIETA' - «Quanto accaduto la notte tra sabato e domenica a Trastevere è un atto vile e da condannare con la massima fermezza. A nome mio e di tutta l'amministrazione voglio esprimere la mia vicinanza al ragazzo aggredito. Mi auguro che gli autori dell'aggressione vengano individuati al più presto e puniti come meritano». E' stato il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Solidarietà agli aggrediti anche dal presidente delle Provincia Nicola Zingaretti. « Provo un senso di profonda frustrazione nel realizzare che non è più possibile neanche salire su un mezzo di trasporto senza correre il rischio di non tornare a casa incolumi e con il conseguente senso di angoscia che questo provoca non solo nelle vittime, ma anche nelle loro famiglie e in tutti i cittadini». E la neopresidente del Lazio Renata Polverini aggiunge: «È un fatto gravissimo, di inaccettabile violenza e intolleranza che va condannata e combattuta. Al giovane aggredito va tutta la solidarietà mia e della istituzione che rappresento. La Regione, nell'ambito delle sue competenze, non farà mancare certamente tutto il proprio impegno contro qualsiasi forma di discriminazione e a sostegno di una cultura della tolleranza e del rispetto del prossimo».
I PRECEDENTI - Tra gli episodi che hanno visto il mondo omosessuale oggetto di aggressioni omofobe nei mesi scorsi a Roma, si ricordano quello della notte del 19 agosto scorso quando fu picchiato e insultato il cantautore Emilio Rez mentre tornava a casa. Il 22 agosto una coppia di giovani omosessuali fu aggredita all'uscita del Gay Village, rassegna dell'estate romana: uno venne accoltellato e l'altro ferito gravemente con una bottiglia rotta. In manette finì Alessandro Sardelli, 40 anni, detto Svastichella, con l'accusa di tentato omicidio. Il 2 settembre alcuni petardi furono lanciati contro uno dei locali della Gay street romana, vicino al Colosseo. Il Qube, il local che ospita le serate di Muccassassina, è stato più volte oggetto di incendi.
Redazione online 26 aprile 2010 (ultima modifica: 27 aprile 2010)
Ragazzo gay aggredito in via Cavour ha rischiato di perdere un occhio Nella notte del 25 maggio insultato e preso a calci e pugni da 4 italiani. Arcigay: «Troppi casi irrisolti»
ROMA - Gli hanno urlato «Frocio, frocio» e poi lo hanno colpito ripetutamente con calci e pugni all’addome e al volto fino a farlo cadere. E’ accaduto nella notte tra martedì 25 e mercoledì 26 maggio, tra l’1.30 e le 2 a un ragazzo romano di 22 anni, nei pressi di via Cavour, nella Capitale. Il ragazzo aggredito si è rivolto a Gay Help Line, il numero verde antiomofobia, per denunciare l’episodio e ha deciso di sporgere denuncia grazie al servizio di assistenza legale gratuita che l’associazione mette a disposizione.
GRAVI LESIONI - A rendere nota la vicenda è Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. Gli aggressori, spiega il responsabile dell’ufficio legale di Gay Help Line, Daniele Stoppello, erano quattro italiani tra i 25 e i 30 anni e, dopo averlo lasciato privo di sensi per terra, gli hanno poi sottratto il cellulare con il quale, prima di essere colpito stava parlando al telefono con un amico al quale è riuscito a chiedere aiuto e che lo ha poi raggiunto sul luogo della violenza. Il ragazzo aggredito è stato ricoverato d’urgenza in ospedale, riportando diverse ferite, tagli e contusioni al volto e rischiando di perdere l’occhio. «Le lesioni riportate dal mio assistito sono gravissime - spiega Stoppello - E’ necessario fare piena luce su questa vicenda e, per questo, forniremo tutti i dettagli e gli elementi utili agli inquirenti perché siano trovati i responsabili».
«NON DEVE ACCADERE» - «Esprimo la mia piena solidarietà al giovane aggredito in via Cavour» ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Questi sono episodi che non devono accadere in una città tollerante come Roma. Mi auguro che gli inquirenti individuino i responsabili di un atto di così grave violenza». E ha risposto alle parole del presidente di "Gay Project", Imma Battaglia, che aveva chiesto «un incontro urgente tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno, l'assessore Umberto Croppi e tutte le realtà associative gay, lesbiche e trans di Roma: Accogliamo la richiesta di Imma Battaglia e siamo disponibili, quanto prima, ad un incontro con le associazioni romane».
L'APPELLO AL GOVERNO - «Ricomincia l'estate e ricompaiono con più frequenza a Roma e in Italia le aggressione ai danni delle persone omosessuali. Non sappiamo se sia il caldo a dare la testa, di certo le bande composte spesso da giovani e giovanissime continuano ad agire indisturbate, sicure di non essere individuate e nel caso di non subire eccessive conseguenze. Nell'esprimere la mia solidarietà nei confronti del ragazzo aggredito, faccio appello al Governo, in particolar modo al ministro delle Pari Opportunità, affinchè come gesto di chiara volontà politica di agire, si approvi con urgenza un decreto legge che introduca l'aggravante per i reati da odio ai danni delle persone omosessuali e transessuali». Parole di Aurelio Mancuso, storico esponente della comunità gay romana. E anche la presidente della Regione Lazio Renata Polverini fa sapere: «Sono gesti di inciviltà che non devono rimanere impuniti». «Al ragazzo - continua Polverini - va tutta la mia solidarietà, con l'augurio di una pronta guarigione. Si tratta di forme di violenza e intolleranza inaccettabili, che condanniamo con fermezza».
I PRECEDENTI - Il responsabile romano dell'Arcigay, Fabrizio Marrazzo, lancia un appello alle forze dell’ordine «perché rintraccino i colpevoli di questa aggressione così violenta: sono troppi i casi di omofobia irrisolti di cui non sono stati individuati i responsabili - dice Marrazzo - come, ad esempio, la coppia di ragazzi gay aggredita a Campo de’ Fiori, quella aggredita ai Fori Imperiali e il ragazzo aggredito al bus notturno qualche settimana fa. C'è da notare, inoltre, che gli aggressori sono sempre più spesso giovani - ha proseguito Marrazzo - Le istituzioni si impegnino davvero quanto prima a mettere in campo una campagna di formazione ed educazione contro l'omofobia e la transfobia a partire dalle scuole come avviene in molti altri Paesi europei. È necessario che la comunità lesbica, gay e trans e la città reagiscano a questo ennesimo episodio di violenza».
IL RACCONTO A GAY.TV: «UNO AVEVA UNA MAGLIETTA CON LA CROCE CELTICA>
Milano, due gay aggrediti in pieno centro Presi a calci e pugni mentre erano con due amiche. «Questa era la città più tollerante d'Italia, ora non più»
MILANO - Aggressione omofoba in pieno centro a Milano a pochi giorni di distanza dall'episodio analogo avvenuto a Roma. È successo sabato sera, in corso di Porta Ticinese all'altezza delle colonne di San Lorenzo: le vittime sono due ragazzi, che erano in compagnia di due amiche. Gay.tv ha riferito la vicenda spiegando che la coppia è stata insultata da tre 35enni: «Brutti froci, datele a noi le ragazze tanto a voi non servono». La coppia ha risposto, scatenando l'ira degli aggressori che sono passati alla violenza fisica con calci e pugni. Una delle due amiche, nel tentativo di fermarli, ha preso un ceffone in viso. I quattro poi sono scappati riuscendo a mettersi in salvo. I tre aggressori non sono ancora stati individuati ma uno di loro, secondo quanto dichiarato dalle vittime a Gay.tv, aveva una croce celtica stampata sulla maglietta.
«CITTÀ NON PIÙ TOLLERANTE» - «Mi spiace dirlo ma Milano, che era la città più tollerante d'Italia, non lo è più. E quello che fa male non sono le botte che io e il mio compagno abbiamo preso, ma quello che è successo fa male dentro - così Gianvito, 23enne studente al Politecnico, racconta l'aggressione subita -. Eravamo in quattro, io e il mio compagno più due ragazze. A un certo punto ci hanno avvicinato tre persone, italiani, sui 35 anni e uno di loro ci apostrofa cosi: "brutti frocioni datele a noi le ragazze tanto a voi non servono". A quel punto è scattata la reazione del mio compagno che li ha mandati a quel paese e sono volati schiaffi e pugni anche a una nostra amica che ha cercato di far da paciere». Gianvito ha presentato denuncia alle forze dell'ordine per quanto successo. «È la prima volta che vengo aggredito fisicamente - spiega -, spesso è accaduto di essere apostrofato con le solite frasi del tipo "brutto frocio" e con il vasto campionari di battute che purtroppo conosciamo bene. Ma io da Milano non me ne andrò. Voglio laurearmi qui, è la città che ho scelto per studiare e spero per poter lavorare, ma spiace sentire anche da alcuni politici discorsi che inneggiano alla intolleranza e alla discriminazione». L'Arcigay di Milano ha proposto che nel prossimo Gay Pride, il 12 giugno, ogni manifestante abbia un fischietto. «Come in una scena del film Milk (il politico gay interpretato sullo schermo da Sean Penn, ndr): in caso di aggressione si usava il fischietto per dare l'allarme» spiega l'associazione.
PD: ORA SERVE LEGGE - Secondo Pierfrancesco Maran, consigliere comunale del Pd, anche a Milano sono diventate frequenti le aggressioni omofobe. «Siamo vicini ai ragazzi aggrediti ma ora servono fatti concreti - ha dichiarato -. A questo clima di intimidazioni e discriminazioni bisogna rispondere approvando la legge contro l'omofobia. In Consiglio comunale giace da novembre un ordine del giorno "lotta all'omofobia" del Partito Democratico che impegna il Comune a promuovere insieme alle scuole iniziative di educazione al rispetto delle diversità. Abbiamo fiducia nelle forze dell'ordine perché individuino al più presto i responsabili di questa nuova aggressione ma vogliamo che venga approvata anche la mozione: tutte le istituzioni devono essere in prima linea per cancellare queste discriminazioni».
I Radicali: 'Gay insultato e sfrattato ora intervenga il sindaco Alemanno'
L'uomo, che occupava un appartamento al Pigneto, ha trovato le serrature cambiate e i suoi effetti personali in alcuni sacchi di plastica in fondo alle scale. Secondo l'associazione Certi diritti sarebbe stato aggredito dai proprietari di casa con insulti
di GABRIELE ISMAN
"Sono stato cacciato dalla casa in cui vivevo in affitto perché sono omosessuale". A raccontarlo è Emilio Rez, 25 anni, cantautore apparso anche al Maurizio Costanzo Show, che ad agosto scorso era stato picchiato e aggredito in piazza Re di Roma, in zona San Giovanni.
Rez collabora con l'associazione radicale Certi diritti, e da loro è partita la denuncia che si è sommata a quella, presentata da lui ai carabinieri, per violazione di domicilio, appropriazione indebita e minacce nei confronti dei proprietari dell'appartamento di via Ludovico Pavoni, nel quartiere popolare del Pigneto.
"Abitavo lì da ottobre - racconta Rez, nato a Torre Annunziata - con un contratto che i proprietari non avevano voluto registrare. Ne conservo una copia con tutte le ricevute: 600 euro al mese per 40 metri quadrati. Loro dicevano che se avessi voluto registrare il contratto, il canone sarebbe salito a 900. Mi insultavano da mesi con frasi come "frocio di m..." e minacce. "Attento a quando torni a casa" mi aveva detto il proprietario e la figlia aveva aggiunto: "Prima o poi ti cambiamo le serrature". E mercoledì è successo davvero. Sono tornato a casa la sera: all'ingresso del palazzo c'erano sei buste dell'immondizia con una parte dei miei effetti personali. Il resto è ancora in quella casa".
Nel palazzo al civico 53 di via Pavoni tanti ricordano Emilio, "quel ragazzo biondo e magro che vestiva con abiti vistosi" come dice un'inquilina. "Io - racconta una signora, che vive al terzo piano - giovedì mattina ho visto le buste nere", e un'altra ancora ricorda di aver visto sabato i proprietari: "Dicevano che non pagava l'affitto". "Ho tutte le ricevute" ribatte Rez. "Non posso nemmeno lavorare - aggiunge - e ho già perso tre spettacoli. I miei dischi e gran parte dei vestiti sono ancora in quella casa, senza dimenticare i due computer e i microfoni. Secondo i carabinieri, tutte le mie cose rimaste al quarto piano valgono 40 mila euro, ma il valore affettivo delle foto e degli altri oggetti è infinitamente più alto".
Dall'associazione Certi diritti è partito l'appello al sindaco Alemanno perché il Campidoglio aiuti Emilio Rez. "Il Comune - ha detto l'assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso - seguirà con attenzione l'evolversi delle indagini: si chiariscano al più presto fatti e responsabilità".