La Corte d’appello di Trento dice sì alla maternità surrogata per due papà.

GPA per due uomini

La Corte d’Appello di Trento si è espressa con una sentenza importante che riconosce il diritto di un minore alla continuità famigliare anche all’ interno di una famiglia i cui genitori sono due uomini. Nello specifico si tratta di due gemelli nati con una gestazione per altri, quella che alcuni continuano a denigrarla come “utero in affitto“. Il tribunale di Trento ha riconosciuto di efficacia giuridica il provvedimento di uno stato estero che stabilisce la sussistenza del legame genitoriale. Una pronuncia importante perché è la prima volta che viene applicata la trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso.

Tribunale di Trento: cosa dice la sentenza sulla maternità surrogata.

La sentenza della Corte d’Appello di Trento pone l’accento sull’ importanza, nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo ed in questo caso del minore, alla continuità dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori. La continuità dello stato di figlio, anche all’interno di un progetto di genitorialità condivisa come avviene nella gestazione per altri, se venisse meno, non solo creerebbe un grave pregiudizio per i minori ma priverebbe i loro genitori di un elemento fondamentale della loro identità famigliare.

Elemento fondamentale della decisione della Corte di Appello di Trento riguarda il fatto che viene scardinata l’impostazione che vede, come elemento determinante ed esclusivo per la costituzione dello stato giuridico di figlio, l’elemento genetico e biologico. La volontà di cura e l’assunzione di responsabilità prevalgono sul legame biologico.

Come sottolinea Angelo Schillaci, ricercatore dell’Università della sapienza su un editoriale del sito  http://www.articolo29.it/,

“Dalla Corte d’Appello di Trento giunge così una significativa conferma – per la prima volta a proposito di una famiglia omogenitoriale con due padri, e sempre mettendo al centro la salvaguardia dell’interesse del minore – che madri e padri si diventa non soltanto grazie al corpo, o ai geni ma anche e soprattutto grazie all’ intenzione, dunque al desiderio che sappia tradursi in consapevole assunzione di responsabilità.”

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La sentenza della Corte di Appello di Trento su i figli di uno coppia gay.

Iene – Unar: una ingiusta polemica di parte.

Polemica Iene contro Unar. Anddos gay

A volte pare proprio di vivere in un Paese strano nel vedere quello che accade in Italia…

Da giorni si è accesa una polemica relativa ad un servizio delle trasmissione televisiva de Le Iene che ha apertamente accusato l’Unar, ufficio nazionale anti discriminazioni razziali, di distribuire fondi pubblici per finanziare locali di incontri sessuali omosessuali. Il servizio televisivo, montato e pensato per gettare discredito sull’Unar e sull’associazione Anddos, sostiene che i soldi venissero utilizzati per finanziare orge e prostituzione. Nulla di più falso. Anddos è un’associazione che racchiude i locali gay nel nostro paese, ma un conto è il lavoro svolto dai locali. Mentre è cosa completamente diversa l’impegno dell’associazione a portare avanti progetti culturali e di prevenzione. Questo impegno prevede ad esempio un progetto volto a garantire unità residenziali a ragazzi in difficoltà a causa del loro orientamento sessuale e la propria identità di genere, un progetto nato con la collaborazione dell’università La Sapienza di Roma.  I soldi che Unar aveva messo a disposizione erano relative esclusivamente a quel progetto e non a finanziare i locali:  ed è chiaro se si va a vedere il bando del concorso per l’utilizzo dei finanziamenti sul sito dell’UNAR. Purtroppo questo nel servizio televisivo non è stato detto, anzi l’impostazione era chiara e di tutt’altro genere: il servizio era esplicitamente intitolato “ circoli tutto sesso e Palazzo Chigi paga? “. Un servizio costruito apposta per attaccare sia l’Unar sia il Governo e per gettare discredito sulla comunità GLBT.

Caso Unar: lo zampino del mondo cattolico integralista.

La polemica nata dal servizio delle Iene è subito stata montata da quella parte del mondo cattolico integralista, unita a rappresentanti di forze politiche di destra che da tempo attaccano l’ufficio anti discriminazioni sessuali ( ricordiamo la polemica sui libretti Unar sul gender ). Non a caso un componente di spicco di questa setta integralista, Mario Adinolfi, da giorni si va vantando di essere stato fra gli artefici ( o mandanti ) del servizio delle Iene nonostante la smentita dei conduttori della trasmissione che temono forse di finire per ricoprire il ruolo di servitori e mandati.

Tutto questo ha generato le dimissioni del direttore dell’ Unar ed un continuo attacco delle forze integraliste che chiedono a gran voce, sull’onda della montata polemica, di chiudere l’attività dell’ufficio anti discriminazione razziale (uno dei loro obbiettivi da sempre).

Il tutto condito da una palese sottesa e mai sopita omofobia presente nel nostro Paese che ha avuto una ghiotta occasione per ricoprire il ruolo di untore.

L'unar accosata dalla trasmissione le Iene

polemica delle Iene coontro l’Unar