04/10/2015 L’INVENZIONE DEL GENDER E LO SCONTRO NELLA CHIESA CATTOLICA

Risulta abbastanza sconcertante analizzare e leggere in questi giorni I commenti di alcuni siti o giornali cattolici definitisi da tempo anti-gender. Le questioni dibattute riguardano l’omosessualità. Da un lato le dichiarazioni del teologo Kasper secondo cui “ gay si nasce” dall’altro le rilevazioni del coming out del teologo Charamsa.

A noi, associazione LGBT,  quello che interessa non è tanto sollecitare la Chiesa a cambiare le sue posizioni nei confronti dell’omosessualità, anche se queste potrebbero essere ben gradite vista la chiusura e l’incidenza culturale e sociale negativa che da sempre incarnano sulla società.

Quello che ci sta a cuore è sottolineare come la questione omosessuale sia effettivamente e realmente un tema scottante in questo momento per la Chiesa. Certo non è l’unico, si unisce con altri temi caldi quelli della contraccezione e dei divorziati e risposati.

Tutto questo , qualcuno ha fatto notare, accade prima del Sinodo sulla famiglia che è stato preceduto dall’uscita di due libri con posizione diverse su questi temi e con autori che in questo momento si vanno a fronteggiare e scontrare.

Qualcuno obbietterà che il termine scontro è forse forte, ma a giudicare dalle osservazioni che il direttore di Tempi.it, vicino a Comunione e Liberazione fa nei confronti del teologo Kasper, vicino alle posizioni di papa Francesco e relatore della tesi di discussione del Sinodo.  Kasper fa intuire il pericolo della chiusura e del fondamentalismo, il direttore di Tempi avanza accuse di eresia, ideologia e modernismo.

Dalle pagine della “Nuova bussola quotidiana” altro sito anti.-gender, invece oltre ad attaccare kasper si paventa una mano troppo leggera da parte dei commentatori dell’Avvenire sul caso del teologo gay.

Tutto questo non tanto per far del gossip ecclesiastico ma semplicemente per far notare come la crociata anti-gender che questi quotidiani si sono inventati, la presenza delle sentinelle in piedi che questi siti sostengono e promuovono, hanno in realtà una strategia di fondo molto chiara. La paura diffusa sulla bufala del gender ed i movimenti in piazza, uniti alle numerose conferenze parrocchiali in cui si sbandiera il pericolo del gender nella scuola e nelle famiglie, mirano a delineare un nemico pericoloso che avanza e di fronte al quale non bisogna abbassare la guardia. La Chiesa, quella vera sostenuta dalle sentinelle anti-gender, deve essere paladina della famiglia che una visione teologica e pastorale portata avanti da papa Francesco sta mettendo in pericolo.

Così accade che le affermazioni che gli omosessuali sono un pericolo per la famiglia, per i figli e per la società, ogni diritto loro concesso è un male, la loro lobby stanno sovvertendo l’ordine naturale, ha in sé un secondo fine e parla anche ad un modo di pensare la misericordia della Chiesa.

I tradizionalisti e conservatori ecclesiali non potevano certo scagliarsi contro un nuovo modo di guardare alla situazione delle persone divorziate e risposate nella Chiesa, sia perché poco avrebbe attecchito sia perché pochi politici avrebbero poi avuto il curriculum pulito per sentenziare e schierarsi.

I gay invece sono un facile bersaglio, soprattutto se li si dipinge come un nemico, soprattutto se si costruisce intorno a loro un immagine del cattivo che con il gender vuole rovinare tuo figlio, omosessualizzarlo e per lo meno turbarlo e fargli credere che può essere un po’ maschio e un po’ no.

Non è certo una bella pagina di Chiesa quella che stiamo vedendo, ma è purtroppo la realtà e i fatti di questi giorni lo stanno chiaramente dimostrando. Il tema del gender e la visione che si è voluta dare dell’omosessuale  che fa male ai bambini e toglie la libertà di pensiero agli adulti sono le immagini che vogliono diffondere, quanto poi questo faccia male alle persone LGBT ed alle loro famiglie pare non essere un problema per chi sta usando questi temi come clava ecclesiale per i propri interessi.

20/09/2015 UN MEDICO EDUCATORE CATTOLICO SULLA BUFALA DEL GENDER

All’interno del dibattito sulla bufala dell’ideologia del Gender riteniamo estremamente interessanti ed efficaci le parole del cattolico Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta.

Sul suo sito ha pubblicato due lunghi post sulla presunta ideologia del Gender.

Pellai dice con chiarezza che da alcuni mesi spesso capita che  al termine dei suoi dibattiti molte persone intervengono preoccupate per il diffondersi dell’ideologia del Gender e di programmi nelle scuole che inducono all’ omosessualità ed alla masturbazione.  Spesso anche a lui è capitato di essere al centro delle accuse di queste persone. Pellai fa notare che spesso è capitato che alcuni dei suoi accusatori neppure avevano letto i suoi libri e che per questo avanza nei loro confronti il sospetto di pregiudizi ideologici.

Procedendo nei suoi post afferma poi con chiarezza che pur lavorando da anni nel mondo della scuola non ha mai sentito parlare dell’ideologia del Gender soprattutto nei termini che spesso alcuni personaggi o media ne parlano.

Pellai poi difende con chiarezza alcuni progetti posti negli ultimi tempi sotto accusa come quello di Trieste e dice  “ a me sembra che questo bellissimo progetto insegni ai nostri figli a contemplare similitudini e differenze del maschile e del femminile, a rispettare anche chi non è uguale a me, a condividere su un piano emotivo sensazioni, impressioni e a volte stereotipi associati all’ identità di genere, stratificati nella nostra cultura da decenni di ideologia che fa male a tutti. Agli omosessuali, come agli eterosessuali. Agli uomini come alle donne. Ai cattolici, come agli atei”.

Interessante notare poi come Pellai definisca e descriva i famosi “Gender studies” “ per ciò che ho compreso io dei “gender studies”, il tema al centro degli stessi non è l’annullamento delle differenze biologiche tra uomo e donna, bensì l’eliminazione di un “gender gap”, che da sempre propone alla donne una situazione di svantaggio sociale e relazionale, spesso fondata su un cumulo di stereotipi culturali e sociali che si auto-mantengono e si rinforzano a meno che non vengano messi in discussione e criticati dai processi educativi”.

Infine nell’ ultima parte del suo secondo post pellai affronta il tema dell’educazione sessuale dei bambini, sottolinea come sia importante che se ne parli, come sia importante che anche la scuola faccia la sua parte soprattutto in questo momento storico dove i ragazzi raccolgono con facilità informazioni e nozioni via internet o fra di loro. Il problema è dettato anche dal fatto che alcuni ragazzi hanno appreso che di alcune cose non ne possono parlare con i loro genitori e d’altra parte capita anche che spesso i loro genitori stessi siano fortemente impreparati ad affrontare questi temi.

Potete leggere i post sul sito di alberto pellai:

IL SITO DI ALBERTO PELLAI

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