06/10/2016 LE DONNE POLACCHE HANNO VINTO CONTRO LA LOBBY CATTOINTEGRALISTA

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Giorni fa sono scese in piazza vestite di nero o con drappi e bandiere nere per difendere i loro diritti e salvaguardare un minimo di laicità del loro Paese e la loro dignità di donne. Le donne polacche, di fronte alla proposta di abolizione della già restrittiva legge sull’interruzione della gravidanza, sono scese nelle piazze ed hanno protestato facendo sentire la loro indignazione per una azione politica assurda dal partito nazionale integralista cattolico.

La nuova legge avrebbe voluto abolire  la già più che restrittiva legge del 1993, che consente l’interruzione di gravidanza in pochissimi casi: solo se la vita della madre è in pericolo, se c’è il rischio di danni irreversibili al feto o se il concepimento è avvenuto con stupro o incesto, circostanze che devono comunque essere verificate da un procuratore.

Ancora più assurdo poi sarebbe stato il fatto che la nuova normativa antiabortista avrebbe anche preveduto addirittura verifiche sugli aborti spontanei e la pena del carcere (5 anni) sia per le donne sia per i medici che praticassero un’interruzione di gravidanza.

Proposte assurde frutto di una visione ideologica della società e della persona. Il pensiero che lo Stato si ponga da arbitro etico sulle scelte delle persone imponendo una visione dettata da convinzioni religiose è di una gravita e pericolosità assoluta.

Viene da ridere al pensiero che le stesse forze cattoliche integraliste che in Italia accusano il pericolo di una ideologia ( quella fantomatica del gender) poi in altri Paesi europei, dove hanno conquistato il potere politico, divengano loro stessi impositori di una vera e propria ideologia che cancella i diritti della donna nel profondo.  Verrebbe allora da chiedersi qual’è veramente il pericolo da temere la libertà e la laicità delle istituzione o l’integralismo religioso e fanatico?

28/08/2016 SAVIANO UN SUO INTERVENTO SULL’OMICIDIO DI HANDE

hande kader

Pubblichiamo una riflessione di Saviano sull’omicidio della transessuale turca Hande apparso sull’Espresso 

Hande Kader è l’attivista turca che nel 2015, durante le manifestazioni a Istanbul in favore del Gay Pride, fu colpita da manganelli e pallottole di gomma e che durante la protesta dello scorso giugno (per il Gay Pride negato a causa del Ramadan) si era opposta agli idranti della polizia. Hande Kader era l’attivista turca, perché nei giorni scorsi il suo corpo è stato trovato mutilato e carbonizzato in un quartiere residenziale di Istanbul. Gettato in un angolo, come quello di un altro omosessuale, il rifugiato siriano Mohammed Sankari, decapitato, ma prima, come riporta “Newsweek”, minacciato perché gay. «Non importa che tu sia siriano o turco, se sei gay diventi l’obiettivo di chiunque», riferisce un amico di Sankari. Omosessuali uccisi con modalità mafiose, corpi mutilati e carbonizzati: monito a chiunque osasse essere libero nella propria sessualità. Monito a chiunque osasse, dalla strada, pensare di poter cambiare le regole.

Il compagno di Hande Kader ne aveva denunciato la scomparsa immediatamente, ma per dare un’identità a quel corpo irriconoscibile c’è voluto del tempo. Hande Kader sembra essere stata vista, l’ultima volta, mentre entrava nell’auto di un cliente, perché lavorava, appunto, sulla strada: di mestiere faceva la prostituta. Mi verrebbe da dire “un mestiere come un altro”, uno di quelli che esistono da sempre e che da sempre si preferisce tenere ai margini. Chi lavora in strada deve “servire” come schiavo e mai alzare la testa, mai manifestare pubblicamente, mai esporsi. Hande Kader, invece, era una transgender, una prostituta, divenuta per il suo enorme coraggio, simbolo della comunità Lgbt e di chiunque abbia mai pensato di lottare, ovunque nel mondo, per i diritti dei gay.

Hande kader è vittima del suo assassino, ma non solo. Hande Kader è vittima del governo turco e di chi in Turchia avalla la repressione delle manifestazioni della comunità Lgbt. Ma è anche vittima di chiunque osi ancora negare i diritti dei gay come individui, come coppia e come genitori in grado di formare una famiglia. Chi oggi osa esprimere un’opinione contraria alla libertà di manifestazione dei gay in piazza, della libertà di sposarsi e di far parte di una famiglia, contribuisce a creare in Italia, in Turchia e ovunque nel mondo, un clima di diffidenza e odio che come conseguenza non può che avere manifestazioni di intolleranza e di violenza. Centinaia di persone a Istanbul sono scese in piazza per chiedere giustizia per l’omicidio di Hande Kader, un omicidio per il quale la polizia turca non ha ancora effettuato nessun arresto, ma chi vuole lavarsi le mani e la coscienza di questa ennesima morte, dirà che essere omosessuali non è illegale in Turchia e che quindi le violenze contro gli omosessuali non sono violenze di Stato, ma atti isolati di singoli individui violenti di cui nessuno è responsabile. La comunità Lgbt turca ha invece sottolineato come la società con la sua omertà stia proteggendo l’assassino: «Voi pensate che gli uomini che condividono con voi il letto, la cena e il pasto non abbiano nulla a che fare con i sex workers ma vi sbagliate. Perché chi ha ucciso Hande vive nelle vostre case, dorme tra la vostre lenzuola e mangia alla vostra tavola». E io aggiungo: chi ha ucciso Hande Kader si nutre di discorsi razzisti e retrogradi, trova in certa politica opportunista una legittimazione anche alla loro violenza.

Non posso fare a meno di pensare che in Italia il dibattito in Parlamento sulle unioni civili trovò uno scoglio insormontabile nelle stepchild adoption. Non riesco a non pensare ai danni che continua a fare una classe politica spesso inadeguata che applica alla politica la stessa morale che applicherebbe tra le mura domestiche e quel pensiero assurdo che porta molti a dire che «una massaia che sappia amministrare casa saprebbe amministrare anche la cosa pubblica». Sentire i ministri calibrare le loro decisioni pubbliche su esperienze domestiche è un abominio che solo in paesi arretrati la politica può ancora permettersi. E allora mettiamo il silenziatore al ministro-genitore che non vorrebbe mai che i figli fumassero spinelli e per questo non studia la legalizzazione come dovrebbe, al ministro-eterosessuale-fertile che non ha bisogno della ricerca scientifica per procreare e quindi parla di fecondazione come fosse un modo per creare nuovi Frankenstein. E ascoltiamo invece le voci di buon senso, quelle che creano apertura e suggeriscono empatia: #HandeKadereSesVer, che tradotto dal turco significa «diamo voce ad Hande Kader».