A Milano sit-in di protesta contro le persecuzioni LGBT in Egitto

basta persecuzioni GLBT in egitto

Si è svolto ieri sera in piazza San Babila a Milano il sit in di protesta contro la repressione delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) in Egitto, organizzato dal Coordinamento Arcobaleno di Milano e dell’associazione Il Grande Colibrì.

“Durante le ultime due settimane l’Egitto è stato scosso da un’ondata di attacchi violenti contro la comunità LGBTQIA. Secondo l’Al-Mubadarah al-Misriah li-l-Huquq al-Shakhsiah  57 persone legate alla causa omosessuale sono state arrestate, di cui 9 sono state condannate al carcere, 35 stanno subendo ancora un procedimento giudiziario, due sono attualmente indagate e le altre 11 sono date disperse. “Questo accanimento è avvenuto dopo che una bandiera LGBTQIA è stata sventolata durante un concerto del gruppo musicale Mashrou’ Leila in Egitto “ ha spiegato Leonardo Meda del Coordinamento Arcobaleno, leggendo il testo degli attivisti egiziani che ha spinto le associazioni di molti paesi del mondo a scendere in piazza oggi, da Seul a Amsterdam, da Los Angeles a Berlino.

Stampa e parlamenti nazionali sembrano ignorare questa situazione ha ricordato Meda “Solo il Parlamento europeo ha emesso una dichiarazione forte in cui ha invitato gli stati dell’Unione Europea a  considerare la situazione dei diritti umani in Egitto prima di stabilire forme di cooperazione economica e militare con il paese. Purtroppo stiamo vedendo che invece gli Stati membri mettono i propri interessi economici e militari al di sopra di ogni considerazione umanitaria e per questo siamo scesi in piazza per riuscire a portare all’attenzione mediatica questa vergognosa realtà.”

egitto contro i gay

persecuzioni lbgt in egitto

Pier Cesare Notaro de Il Grande Colibrì ha poi rivolto le accuse della comunità che riunisce le minoranze sessuali, che sono indirizzate al governo egiziano, ai media egiziani e al governo italiano.  Il governo egiziano e gli affaristi che lo circondano sono responsabili di sistematiche violazioni dei diritti umani e di usare i corpi delle persone non conformi ai desideri del regime come arma di distrazione di massa per sviare l’attenzione dai fallimenti economici e dalle violazioni generalizzate dei diritti di questo governo. La stampa egiziana pubblica e privata si dimostra vergognosamente servile e addirittura aizzatrice dell’odio nei confronti delle minoranze sessuali, accusandoli di essere adoratori di Satana, di diffondere malattie sessualmente trasmissibili e di essere una minaccia peggiore dell’Isis.

Ma la denuncia più forte espressa da Piercesare Notaro è quella che colpisce il governo, il parlamento e il mondo degli affari italiani:  “Denunciamo gli accordi compiaciuti in termini di politica estera, militare, migratoria, di sicurezza che vi portano a legittimare ed esaltare personaggi come Al-Sisi fino a definirli grandi leader;  gli affari di aziende controllate dal governo italiano che portano ad arricchire e potenziare classi dirigenti antidemocratiche e a investire in progetti che alle popolazioni portano solo più oppressione, più repressione, più sfruttamento, più impoverimento, più devastazione ambientale; il fatto che continuate a vendere armi e munizioni letteralmente a tonnellate al regime egiziano, nonostante varie risoluzioni del Parlamento europeo e innumerevoli denunce delle organizzazioni per i diritti umani abbiamo chiarito come queste armi e queste munizioni siano usate per la repressione interna; il fatto che la vendita di armi e munizioni all’Egitto è addirittura aumentata persino durante la presunta crisi diplomatica seguita alla barbara uccisione di Giulio Regeni”.

Sono seguiti altri interventi, tra cui quello di Ileana Minoia di Agedo che ha parlato degli attivisti egiziani come dei figli delle famiglie omosessuali: “Questi ragazzi non sono malati, non sono sbagliati. Hanno diritto ad essere ciò che sono e dobbiamo lottare tutti insieme perché ottengano questo diritto”.

Succede a Trento. Insegnante lesbica licenziata da una scuola cattolica.

omofobia nella chiesa

La Corte d’Appello di Trento, che già si era pronunciata a favore della maternità surrogata per due papà  , ha confermato la sentenza contro l‘Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù. La sentenza conferma che non si può discriminare un lavoratore per il suo orientamento sessuale ed è stata accertata “la natura discriminatoria per orientamento sessuale, individuale e collettiva” nella condotta attuata dall’istituto religioso.

La vicenda risale al 2014 quando all’insegnante lesbica della scuola privata di Trento chiesero se davvero avesse una relazione sentimentale con un’altra donna e “di risolvere il problema”. Lei non si piegò all’ingerenza ed alla minaccia di intrusione nella sua vita privata e per questo non venne più riassunta.

Quando il caso fu sollevato sulla stampa locale la scuola intraprese una campagna diffamatoria a livello nazionale con la quale sosteneva che l’insegnante parlava di sesso ai bambini e li turbava.

A processo in una prima sentenza la scuola venne condannata  a risarcire 25.000 euro all’insegnante per il carattere discriminatorio subito. Ora invece la sentenza della Corte d’Appello di Trento ha riconosciuto anche la diffamazione e la ritorsione perpetrata dall’istituto religioso contro la docente, amata e stimata da colleghi e bambini. Da qui il risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali, definito per 44.000 euro.

Sentenza Tribunale di Trento. Cosa dice Certi Diritti.

Leonardo Monaco dell’associazione Radicale Certi Diritti ricorrente a sostegno della causa legale a favore dell’insegnante, insieme alla CGIL di Trento, ha affermato : “ La conferma di questa prima sentenza per discriminazione individuale, oltre che collettiva è un risultato importante per tutte le discriminazioni sul posto di lavoro”.

 

Tribunale di Trento. Insegnante omosessuale licenziata.

Sentenza Corte d’appello di Trento: professoressa lesbica licenziata